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Il Salone del Digiuno nell'era di massa, edizione 2016

Salone del Gusto 2016Facciamo il punto. Il 2016 verrà ricordato dalla città di Torino come l’anno dell’edizione free di Terra Madre – Salone del Gusto, la biennale dell’enogastronomia in grado di unificare in un sol colpo i palati di ben 143 Paesi del mondo, tutti protagonisti per un unico obiettivo: rendere le papille gustative pioniere di nuove esaltanti frontiere nell’ambito della divagazione alimentare esplorata, condivisa e ragionata con un intermediario a presidiare l’accesso virtuoso alle risorse, ovvero Slow Food.

Una manifestazione, va detto, trasfigurata e soggetta a un dibattito postumo orientato sull’evidenziazione consueta dei pro e dei contro. Pregi e difetti, dunque, fisiologici di ogni evento che si rispetti e in cerca di una qualche evoluzione volta a migliorarne la fruizione. Nella settimana fra il 22 e il 26 settembre, il tempo ha consegnato agli annali un Salone svoltosi a cielo aperto fra le arterie verdeggianti del Parco del Valentino e con appendici di rilievo sparse per tutto il centro urbano: una formula, questa, in netta antitesi rispetto al 2014, quando a ospitare la kermesse era stato il Centro Congressi del Lingotto, chiuso, raccolto, confinato ma estremamente funzionale, concentrico e tensivo nella meticolosa preparazione. Meglio o peggio?

Premettendo che l’organizzazione è stata di fatto appannaggio della precedente amministrazione Fassino - con la nuova giunta pentastellata ragionevolmente contraria all’agglomerazione degli eventi nel centro città per le alterazioni estetiche subite da piazze e spazi verdi, le periferie emarginate e il Lingotto trascurato – così ha commentato entusiasta l’assessore al Commercio Alberto Sacco: “La manifestazione ha registrato un exploit di visitatori oltre ogni aspettativa. La scelta di organizzarla all’aperto, in diverse location, e senza far pagare il biglietto, è stata vincente.

Da un punto di vista puramente statistico, i dati suffragano pienamente tale entusiastica dichiarazione: 1.000 espositori e 7.000 delegati per 143 nazioni coinvolte, 935 eventi in programma, 3 aree mercato, 12.000 mq di superficie coperta da tensostrutture e oltre 1.000 volontari hanno prodotto più di 500.000 visitatori con una ricaduta economica superiore del 40% a quella degli eventi passati, + 15% negli incassi per i bar e il 90% d’occupazione media negli hotel (fonte Federalberghi). Numeri da far girare la testa, dinanzi ai quali la reticenza del Movimento 5 Stelle è destinata a dissolversi alla luce di un’eccezione che confermerà le medesime modalità anche per il 2018, previa adozione del Protocollo di Sostenibilità degli eventi - rodato già nel 2010 in occasione dell’Ostensione della Sindone - e supposti criteri quali l’idoneo sistema di gestione dei rifiuti, il potenziamento del trasporto pubblico e la rendicontazione dell’impatto ambientale, temi cari all’entourage della sindaca Chiara Appendino.

La nota dolente arriva dall'affermazione lecita di Nuccio Costa della siciliana Campodoro ai microfoni de La Stampa: "Vogliamo tornare al Lingotto. Non siamo interessati alla vendita al dettaglio, ma a quella agli operatori del settore, che qui non si riescono a distinguere dal pubblico. È necessaria una selezione del visitatore attraverso il biglietto." E’ in queste sacrosante parole che tutti i nodi vengono proverbialmente al pettine sgretolando con l’imprescindibile capacità di logica il mero interesse politico-economico. Se nel 2014 il prezzo del ticket d’entrata era stato fissato a 20 euro con un risultato comunque ottimo di 260.000 biglietti venduti, quest’anno la totale gratuità d’accesso ha trasformato il Salone del Gusto nel Salone del Digiuno a km 0… ma non di coda. Si entra in una prospettiva che, esulante da qualunque desunzione, finisce con il privilegiare la massa vorace di assaggi a scrocco senza un seguito d’acquisto a dispetto dei veri interessati intenditori, disposti a pagare ed apprezzare assolvendo di fatto al motivo della propria presenza.

Tanto vivibile nei giorni infrasettimanali quanto infernale e inflazionato nel weekend, il tanto atteso appuntamento con le eccellenze enogastronomiche ha vestito i panni di un leviatano fin troppo popolare con un’aspra nota di volgarità in relazione alla specialità dell’homus italicus: l’abbuffo. Vedere flussi massivi da girone dantesco dilettarsi in biechi spintoni e scalate feline all’assaggio non è stato certo un bello spettacolo (in parole povere, una tristezza!) bensì la semplice ed evidente constatazione di una scelta in realtà sbagliata poiché irrispettosa nei riguardi del vero spirito dell’iniziativa, vale a dire la distinzione elegante dei sapori del mondo con il senso del gusto. Il titolo gratuito costituisce naturalmente il modo migliore per alimentare attrazione e affabulazione, ma non si dimentichi che il Salone del Gusto nasce come ideale opportunità di confronto-incontro fra gli artigiani della buona tavola e gli specialisti del settore, nonché punto cardine intorno al quale gravitano le dinamiche della macrosfera alimentare ecosostenibile. Pretendere che il sopraccitato spirito venga rispettato in queste condizioni da sagra di paese equivale a un target folle quanto utopico. Il marchigiano Marco Spinosi, intervistato sempre dai colleghi de La Stampa, tuona: "Non è più un Salone. Si è trasformato in un mercato rionale, che attrae molta gente interessata esclusivamente a mangiare gratis. Dopo il primo giorno, infatti, abbiamo smesso di proporre degustazioni gratuite." Sarebbe dunque necessario, per non dire fondamentale, reintrodurre l’entrata a pagamento, 20 euro pro capite, che garantirebbe innanzitutto l'esclusività, più ordine, maggior cura degli aspetti singolari, meno stupidità 2.0 e niente ressa alla disperata ricerca di “qualcosa” da mettere in bocca per saziare uno stomaco senza classe né vocazione. Restano invece un sabato e domenica da dimenticare, contrassegnati dal digiuno per le troppe calche chilometriche ammassate intorno agli stand, barriere di carne e idiozia che hanno interdetto ai più educati il contatto con la qualità. Nessuna selezione all’ingresso e, ahinoi, sicurezza un po' troppo "discreta" e intangibile, il che appare piuttosto grave per i tempi di effimera tensione in cui siamo costretti a vivere.

Il termine "selezione" ha ancora un significato? Il genio matematico John Forbes Nash asseriva nella sua celebrata teoria delle dinamiche dominanti a favore dell’ottica sistemica: “In un pianeta in cui le risorse disponibili sono limitate, solo sufficienti a soddisfare i bisogni di tutta la popolazione globale, l’individualismo conduce inevitabilmente alla lotta degli uni contro gli altri. L’alternativa migliore è quindi coniugare l’interesse individuale con quello degli altri. Il bene comune massimo è realizzabile soltanto se si agisce nel proprio interesse in funzione degli interessi degli altri.

Ultima modifica il Martedì, 27 Settembre 2016 14:58

Samuele Pasquino

Classe 1981, nato a Torino. Laureato in Lettere nel 2009, diventa giornalista pubblicista tre anni dopo, contestualmente alla collaborazione con diversi giornali e realtà web. Critico cinematografico militante, fonda nel 2010 il sito Recencinema.it, di cui è proprietario e direttore responsabile. Stessi ruoli anche per il sito d’informazione QuiPianezza.it, dove esercita il giornalismo di cronaca e cultura nell’ambito della cittadina in cui vive, appunto Pianezza. Non ancora soddisfatto, nel 2014 crea DevoParlarne.it, dedicato al libero pensiero, alla parola e alla scoperta di nuove, appassionanti storie.

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