Questo sito utilizza i cookies, in modo particolare a fini statistici, e la sua navigazione ne comporta quindi l'accettazione; in caso contrario, è necessario uscire dal sito e cancellare i cookies memorizzati sul proprio computer (o bloccarli per future visite). Per ulteriori info, visita la nostra privacy e cookie policy. Grazie

La storia di Monica: scuola e lavoro per affrontare una vita

Monica Allaria nella sua casaMonica Allaria, nata a Cuneo l’11 luglio del 1980, è una donna che sa quello che vuole e ha tanto da insegnare alle nuove generazioni. Vi chiederete perché, ma tra le righe dell’intervista che le abbiamo proposto – e che ha accettato molto volentieri – comprenderete la scelta di interpellarla e farla parlare. Non è forse questa la filosofia di questo sito? Sì, parlare di ciò che nella vita è veramente importante e chiamare a raccolta, una per una, le persone che possono testimoniare perché vivono giorno per giorno esperienze che fanno crescere, che entusiasmano, che inducono a migliorarsi.

Ora sì, Devo Parlarne, di una ragazza tanto determinata da attaccarsi alla propria vita con le unghie e con i denti, con una passione tale da far sembrare tutto semplice, anche se non lo è. Lei sorride, sorride sempre, piega la difficoltà e la rende utile a raggiungere uno scopo, anzi la plasma affinché divenga ricchezza per sé e per gli altri.

Cresciuta nel clima agreste e in una famiglia di sani principi, vissuta a Piozzo fino ai 27 anni, Monica ha maturato a un certo punto la decisione di trasferirsi a Torino per vivere da sola, rivoluzionando la propria vita e ritenendosi pronta ad applicare quei valori che i suoi genitori le hanno infuso con abnegazione e sensibilità affettiva. Questa meravigliosa giovane donna lavora da ben 14 anni nella Grande Distribuzione Organizzata (capo reparto in un supermercato), ma non è stata questa l’unica professione. Ha cominciato a lavorare alla prematura età di 14 anni in un negozio di frutta e verdura, svolgendo parallelamente la mansione di cameriera in un bar pizzeria. Successivamente ha transitato per 6 mesi in una pasticceria e poi ha affrontato 2 anni di fabbrica, un ambiente proverbialmente impegnativo e per certi versi ostile in correlazione a ritmi di lavoro e rischi tangibili. Non paga, a 34 anni (nel contesto contemporaneo nel quale queste parole prendono forma), single e senza prole, decide di iscriversi al liceo artistico, quella scuola che non aveva intrapreso tempo addietro per favorire l’esigenza lavorativa. Lavoro diurno e scuola serale insieme, un’avventura che diviene impresa, e per le imprese, è risaputo, ci vuole coraggio e infinito spirito di adattamento.

Questa introduzione (comunque troppo breve per una persona di tale notevole integrità) fa da idoneo cappello a una conversazione davvero formativa e illuminante per tutti coloro che avranno la fortuna di leggerla con attenzione al fine di trarne indubbia ispirazione.

Monica Allaria a lavoroCome è quando hai maturato l’idea di iscriverti al liceo?

Da quando ero piccola sono sempre stata affascinata dall’arte. Ho valutato la possibilità di fare o la scuola d’estetista o il liceo artistico. Moltissime persone mi hanno incoraggiato a iniziare ora l’avventura e così mi sono buttata.

Come fai a gestire le due attività in parallelo, quella professionale e quella scolastica?

E’ dura (sorride). Ho la fortuna, per ora, di iniziare lezione alle 17.30 per finire alle 22.30, cosicché possa gestirmi il mio lavoro nel migliore dei modi.

Questo tutti i giorni?

La mattina mi alzo alle 5.00 perché alle 6.00 devo essere a lavoro. E’ pesante più che altro per questo motivo. Devo però dire che la scuola mi piace e mi sta rilassando molto, le cinque ore passano tranquillamente.

Hai già svolto verifiche?

Sì, due di disegno, una di storia dell’arte e una di italiano. Mi sono anche fatta interrogare di scienze. Sono andate tutte bene e questi risultati, alcuni inaspettati, mi hanno dato grande soddisfazione.

Pensi mai di non riuscire a farcela?

Per ora no, lo prendo come un gioco e ce la farò. Spero di superare tutti e cinque gli anni, anche se in un arco di tempo così esteso può succedere di tutto.

Hai un obiettivo?

Sì, certo. Finita la scuola posso finalmente creare qualcosa di mio, qualcosa di artistico, magari un bar che coniughi la sua natura con quella dell’arte, una fusione.

Monica Allaria a scuolaInteressante…Dunque credi ancora nella realizzazione dei tuoi sogni nel cassetto?

Sìììììì, secondo me i sogni si possono realizzare anche a 90 anni.

Ne hai già realizzato qualcuno?

Beh, ad esempio vivere da sola, sostenendo l’onere di un mutuo per una casa mia…se tutto va bene lo sarà fra 30 anni (ride). Se hai un minimo di fiducia in te stessa riesci a realizzarti, anche se ciò comporta l’impiego di tanto tempo. E' anche questione di fortuna, chiaramente.

Ti senti mai sola nel lavoro o in questa nuova avventura scolastica?

No, perché mi ritengo una ragazza molto fortunata, sono circondata di persone che mi hanno sempre aiutata e mi sostengono tuttora, spronandomi a fare le cose anziché inibirmi.

Hai mai affrontato momenti veramente difficili?

Mi ricordo che il primo anno che ho vissuto in questa casa da sola è stata una tragedia: non ero abituata alla solitudine e di conseguenza piangevo tutti i giorni. Io arrivo dalla campagna, un ambiente dove, contrariamente all’immaginario collettivo, non si è mai completamente soli, fra animali e gente che va e viene. Ancora oggi mi sento un po’ stretta in 40 metri quadrati.

Mantieni contatti frequenti con la tua famiglia?

Certo, ogni due settimane torno a trovarla. Sento proprio il bisogno del contatto con i miei genitori, i miei nipotini, il mio cagnolone. Quando vado là sono nel mio rifugio e mi ricarico di energia positiva.

Passiamo ora al messaggio che, con la tua esperienza di vita, vuoi lanciare. Cosa ti senti di dire al ragazzo che preferisce il cellulare alla vanga o alla ragazza che predilige il solarium al sudore della fronte?

Se uno si butta e si confronta, osa, ottiene dalla vita maggior soddisfazione. Occorre avere dei valori per piacere a se stessi prima che agli altri. Si può trarre beneficio interiore anche nell’aiutare un anziano ad attraversare la strada, per esempio, o un bambino, o i disabili. La buona azione, per cominciare, ti dà qualcosa in più.

Se notassi un atteggiamento da lavativo in un tuo ipotetico figlio, come ti comporteresti?

Lo lascerei in una condizione che lo aiuti a comprendere la sua eccessiva leggerezza. Non gli darei tutto ma lo spronerei a guadagnarsi i mezzi per ottenere determinate cose. Il lavoro e solo questo gli darebbe possibilità nella vita. Bisogna abituare i propri figli a essere utili fin da piccoli, con pochi ma fondamentali gesti quali preparare la tavola, rifarsi il letto, ordinare la cameretta.

Che consigli ti senti di dare ai cosiddetti “disillusi”, coloro che vorrebbero darsi da fare in un paese che, data la forte crisi, non gliene dà l’opportunità?

Boccio l’atteggiamento rinunciatario. C’è poco, ma quel poco bisogna cercarlo continuamente. Purtroppo oggi tecnologia, cellulari e videogiochi sono una grossa distrazione, in più grava l’egoismo dell’individuo che prevale sulla volontà di collaborazione. Il più grosso problema della maggior parte dei disoccupati, secondo me, è che non si adattano al lavoro più umile, semplicemente perché di questi tanti hanno le spalle coperte.

Sei d’accordo con il pensiero secondo cui conviene fuggire all’estero in cerca di nuovi lidi?

Diciamo che puoi farti un’esperienza, soprattutto a livello linguistico, cosa che serve moltissimo. Qua in Italia il concetto di bilinguismo è alquanto sottovalutato e anche nelle scuole non c’è rigore nell’insegnare gli idiomi. Viaggiare, ad ogni modo, ti infonde tanta cultura e aiuta tantissimo, ma stabilirsi in un altro paese… (annuisce) La crisi, in realtà, pervade un po’ tutto il mondo.

Se dovessi portare a termine il liceo, ergo diplomarti, lo faresti un pensierino per l’università?

E’ presto per dirlo. Vediamo fra 5 anni.

Sì, ma se andasse tutto bene? Se inanellassi un successo scolastico dopo l’altro?

Di sicuro non chiudo le porte. Il futuro, si sa, è imprevedibile, ma reputo giusto lasciarsi aperte tutte le possibilità. Io, poi, sono una persona molto curiosa.

Prima hai parlato del sogno di aprire un bar dalla forte connotazione artistica…

Sì, vorrei creare qualcosa di diverso, di originale. In campagna dai miei c’è tanto spazio, tanto verde, ed è lì che vorrei fondare un’attività che possa essere utile ai bambini, agli amanti della natura e che possa essere accessibile ai disabili. Là ho un forno, magari potrei metterlo a posto e insegnare ai più piccoli a fare il pane e tanto altro.

Trovi duro essere donna in questa società?

No, almeno a livello personale. Ho sempre avuto il supporto della mia famiglia e di mia madre. Inoltre trovo sostegno nella religione, sono cattolica, credo in qualcosa. Affetti e fede mi hanno reso totalmente indipendente e questa è la mia forza per affrontare una società a volte sessista. Rimanendo entro la mia sfera esistenziale, posso dire che nessuno mi ha mai posto limiti o discriminato. Mio padre mi ha sempre trattato non come una delle donne di casa ma come una figlia, impartendomi un’educazione non rigida ma consona a farmi crescere bene, facendomi comprendere gli sbagli.

Non è mai stato un patriarca?

Assolutamente no. Lui mi ha sempre detto: “Fallo pure ma se sbagli poi ne paghi le conseguenze”.

Al di là dei casi particolari, comunque, questo è e rimane un Paese sostanzialmente sessista.

Noi donne volevamo l’indipendenza, l’abbiamo ottenuta ma fino a un certo punto.

Cosa pensi della discriminazione a livello lavorativo? Perché, a parità di ruolo in una professione, la donna viene pagata meno?

E’ sempre stato così ed è giusto che sia. Dobbiamo poi considerare il punto di vista di un datore di lavoro: la donna porta inevitabilmente e oggettivamente più problemi. A un imprenditore conviene di più formare e far crescere professionalmente un uomo rispetto a una donna. La risorsa femminile, in caso di gravidanza, viene a mancare e l’assenza produce un disagio per chi deve far quadrare i conti in azienda. Riguardo, invece, alla discriminazione vera e propria, all’iniquità e alla prevaricazione, dico no. Il rispetto prima di tutto. Uomo e donna devono collaborare.

Parliamo del concetto di famiglia.

E’ bellissimo. Avessi potuto, a quest’ora avrei già avuto quattro o cinque figli. Per carità, sono ancora in tempo, ma il presupposto è una vita di coppia serena, stabile e incline a progettare e fare.

Per finire, secondo te la cultura aiuta a farsi largo fra le maglie della società?

Questa è una società dove riscontro davvero tanta ignoranza, menefreghismo e materialismo. Tuttavia considero ancora la cultura un valore aggiunto che aiuta e crea nell’individuo una visione completa della vita.

Samuele Pasquino

Classe 1981, nato a Torino. Laureato in Lettere nel 2009, diventa giornalista pubblicista tre anni dopo, contestualmente alla collaborazione con diversi giornali e realtà web. Critico cinematografico militante, fonda nel 2010 il sito Recencinema.it, di cui è proprietario e direttore responsabile. Stessi ruoli anche per il sito d’informazione QuiPianezza.it, dove esercita il giornalismo di cronaca e cultura nell’ambito della cittadina in cui vive, appunto Pianezza. Non ancora soddisfatto, nel 2014 crea DevoParlarne.it, dedicato al libero pensiero, alla parola e alla scoperta di nuove, appassionanti storie.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Tutti hanno qualcosa da dire...

Censura, falsità, retorica, indifferenza, gossip, sensazionalismo gratuito… Tali concetti e parole sono da considerarsi ostili e quindi banditi da questo sito, che vuole invece essere una sincera finestra su un mondo nel mondo, quello di piccole e grandi storie, rivelazioni, accadimenti e particolarità da carpire fra le righe di pezzi non scritti. La fonte dell’informazione, in questo preciso caso, non è solo il giorno che porta con sé felici novelle o tragiche notizie, ma è chi ha davvero qualcosa da dire.

Leggi tutto...

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.pagina facebook 

JSN Metro template designed by JoomlaShine.com